MILANO - Le società di revisione sono nel mirino dopo l’ondata di scandali che ha travolto il mercato americano, e uno studio indipendente dell’Università Bocconi dimostra che nemmeno la «rotazione obbligatoria» aumenta l’indipendenza dei revisori, migliora la qualità delle certificazioni, riduce i costi, accresce la competitività tra gli auditor. Gli effetti della rotazione degli incarichi, che impone il cambio di società di auditing dopo un certo numero di mandati, sarebbero «trascurabili». Ad anticipare l’analisi curata da Maurizio Dallocchio e Alfredo Viganò, professori alla Sda Bocconi, è stato il Financial Times , prevedendo che i legislatori americani probabilmente ne esamineranno i risultati. Lo studio è stato commissionato in marzo dall’European Contact Group, un’associazione di ricerca che fa capo alle maggiori società di certificazione, sulla scia dei rumors che la Sec avrebbe potuto imporre la rotazione obbligatoria dei revisori, ogni anno, per le società quotate. «Ciò aveva allarmato le società di revisione, che hanno perciò chiesto alla Bocconi uno studio indipendente», ha spiegato ieri Dallocchio. L’Italia è l’unico Paese europeo dove per legge fin dall’80 le società quotate devono cambiare revisore ogni 9 anni, insieme alla Spagna, dove però vige solo in parte e da pochi anni.
La ricerca Bocconi, realizzata su un campione che rappresenta un terzo delle società di Piazza Affari, dimostra che «la rotazione obbligatoria non porta benefici», afferma Dallocchio. Gli effetti sui mercati finanziari sono trascurabili: «Il cambio dei revisori non aumenta la trasparenza: la risposta è stata univoca da parte della quarantina di analisti intervistati. E non rafforza l’indipendenza rispetto ai clienti. I costi della revisione scendono, ma è un effetto di breve periodo. Né aumenta la competitività tra le diverse società. Quanto alla qualità, in realtà, con la rotazione tende a peggiorare, come dimostra il fatto che dal 1980 al 2001 sono stati sospesi per errori o mancanze nelle certificazioni 40 revisori, la maggioranza dei quali concentrata nel primo anno dell’incarico, mentre la qualità cresce a partire dal terzo anno».
Dati alla mano, Dallocchio fa dunque alcune proposte per aumentare l'indipendenza dei revisori senza mettere a rischio la qualità delle certificazioni: 1) più efficace della rotazione della società di revisione è quella del team degli auditor: ogni 3-4, al massimo 5 anni, in modo da non disperdere il patrimonio di conoscenze acquisito sul cliente; 2) inibire i revisori da qualsiasi tipo di consulenza per il cliente; 3) fissare regole precise da parte degli organi di controllo, che prevedano verifiche e ispezioni puntuali sul lavoro dei certificatori; 4) fissare paletti verso il basso ai compensi dei revisori, perché quando il prezzo scende troppo viene meno anche la qualità.
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